Perché mi sono infatuata di Lacan? Ho preso tra le mani un libro, erano gli Scritti. Ho aperto a caso. Era uno sfottò di una certa psicoanalisi, quella che pensa che tutti abbiano gli stessi bisogni e che l'io dell'analista piegherà educherà sanerà le imperfezioni dell'io del paziente. Mi ha sedotto il tono, ma anche questa presa di posizione così netta: non c'è un giusto modo per stare bene, ognuno ha il suo e l'analista è solo un oggetto nelle mani del paziente, che lo maneggerà e potrà vederci ciò che vuole fino a che consumerà gli ultimi miraggi. Non esiste un io più forte e uno più debole che deve imparare a essere forte. L'io non è che un miraggio, un'illusione ottica. Rendere l'io più forte è la finalità di larga parte delle psicoterapie e della psicoanalisi in circolazione. Più forte come quello dell'analista, che ce l'avrebbe più forte di tutti, almeno di tutti i suoi pazienti. Anche le varie coaching counseling corsi di comunicazione autoconsapevolezza, terapie cognitivo-comportamentali, rieducazioni varie hanno come presupposto un assunto del genere. Perfino la pet therapy, l'ippoterapia e l'arteterapia hanno questa vocazione fascista, perché dovrebbe andare bene per tutti andare a cavallo, dipingere o farsi un cane? Quello che mi ha attratto nella psicoanalisi di Lacan è che non c'è qualcosa che vada bene per tutti.
Gli alieni a cui una bella fetta di gente affida le speranze che qualcosa cambi, buoni o cattivi, almeno accadrà qualcosa. Ma cosa? La quarta dimensione, va bene, ma per farne che? Siamo tutti connessi, ma per cosa? Cosa ci renderà meno alienati? Gli alieni siamo noi, anzi i nostri io, è lui a frustrarci sempre e comunque perché là dove c'è il mio io non ci sono io. Siamo frustrati perché siamo schiavi, alienati al nostro io. E' lui a prendersi i meriti e a farci soffrire perché non è facendolo brillare che otterremo un briciolo di felicità. Tutto vanità solo vanità vivete con gioia e semplicità state buoni se potete, tutto il resto è vanità. Questa bella canzone di Branduardi è indimenticabile. L'analista non deve fare altro che permettere al soggetto di consumare gli ultimi miraggi, permettendogli di svelargli i segreti della sua vanità e mostrandogli che si credeva libero, ma era schiavo, frustrato perché lavorava per un altro, il sio io.
Poi finirà nel mare del reale, tutti connessi, tutti alieni, tutti persi, tutti trovati. Qualcuno imparerà a godere, mentre prima non gli bastava mai, arriverà a desiderare una sosta, un respiro, uno spazio.
anche la disperazione impone dei doveri
e l'infelicità può essere preziosa
non si teme il proprio tempo è una questione di spazio
non si teme il proprio tempo è una questione di spazio
geniali dilettanti in selvaggia parata
ragioni personali una questione privata
la facoltà di non sentire
la possibilità di non guardare
il buon senso la logica i fatti le opinioni le raccomandazioni
occorre essere attenti per essere padroni di se stessi occorre essere attenti
luogo della memoria pomeriggio di festa
giovane umanità antica fiera indigesta
(Linea Gotica, CSI)
La psicoanalisi può aiutare chi è sommerso dal godimento, ma anche chi non lo è e vuole conoscerlo, se non altro per curiosità. Non diventa folle chi vuole, dice Lacan, ma ognuno può toccare la terra in cui siamo tutti UNO e le sensazioni sono amplificate. Chi non gode vuole godere e chi arriva a godere poi non riesce a fare nient'altro. A meno che, soddisfatte tutte le sue curiosità, consumati gli ultimi miraggi, arrivi finalmente a scegliersi la parte, fermarsi prima del baratro e scegliere di vivere in modo etico. L'etica è la tecnica della psicoanalisi
Gli alieni a cui una bella fetta di gente affida le speranze che qualcosa cambi, buoni o cattivi, almeno accadrà qualcosa. Ma cosa? La quarta dimensione, va bene, ma per farne che? Siamo tutti connessi, ma per cosa? Cosa ci renderà meno alienati? Gli alieni siamo noi, anzi i nostri io, è lui a frustrarci sempre e comunque perché là dove c'è il mio io non ci sono io. Siamo frustrati perché siamo schiavi, alienati al nostro io. E' lui a prendersi i meriti e a farci soffrire perché non è facendolo brillare che otterremo un briciolo di felicità. Tutto vanità solo vanità vivete con gioia e semplicità state buoni se potete, tutto il resto è vanità. Questa bella canzone di Branduardi è indimenticabile. L'analista non deve fare altro che permettere al soggetto di consumare gli ultimi miraggi, permettendogli di svelargli i segreti della sua vanità e mostrandogli che si credeva libero, ma era schiavo, frustrato perché lavorava per un altro, il sio io.
Poi finirà nel mare del reale, tutti connessi, tutti alieni, tutti persi, tutti trovati. Qualcuno imparerà a godere, mentre prima non gli bastava mai, arriverà a desiderare una sosta, un respiro, uno spazio.
anche la disperazione impone dei doveri
e l'infelicità può essere preziosa
non si teme il proprio tempo è una questione di spazio
non si teme il proprio tempo è una questione di spazio
geniali dilettanti in selvaggia parata
ragioni personali una questione privata
la facoltà di non sentire
la possibilità di non guardare
il buon senso la logica i fatti le opinioni le raccomandazioni
occorre essere attenti per essere padroni di se stessi occorre essere attenti
luogo della memoria pomeriggio di festa
giovane umanità antica fiera indigesta
(Linea Gotica, CSI)
La psicoanalisi può aiutare chi è sommerso dal godimento, ma anche chi non lo è e vuole conoscerlo, se non altro per curiosità. Non diventa folle chi vuole, dice Lacan, ma ognuno può toccare la terra in cui siamo tutti UNO e le sensazioni sono amplificate. Chi non gode vuole godere e chi arriva a godere poi non riesce a fare nient'altro. A meno che, soddisfatte tutte le sue curiosità, consumati gli ultimi miraggi, arrivi finalmente a scegliersi la parte, fermarsi prima del baratro e scegliere di vivere in modo etico. L'etica è la tecnica della psicoanalisi
http://www.youtube.com/watch?v=1pG6fv5oKQA
RispondiElimina"... e che diventino indifesi come bambini. Perché la debolezza è potenza e la forza è niente. Quando l'uomo nasce è debole e duttile. Quando muore è forte e rigido.
RispondiEliminaRigidità e forza sono compagni della morte. Debolezza e flessibilità esprimono la freschezza dell'esistenza. Ciò che si è irrigidito, non vincerà."
Stalker (1979) - A.Tarkovskij - Il monologo dello Stalker