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Adolescenti che soffrono e adulti che vegetano



Gli adolescenti sono in difficoltà. Vi risparmio le statistiche, le trovate ovunque. E commentano, spiegano, analizzano. Il tutto come se questi adolescenti vivessero in un altro pianeta. No, vivono proprio sulla terra. Hanno famiglie, se sono fortunati, vanno a scuola. E osservano, soprattutto finché non si scoraggiano del tutto. Sono dei grandi osservatori e cosa osservano? Gli adulti, naturalmente, soprattutto se sono ancora nella prima adolescenza. I genitori, i parenti, gli insegnanti. E cosa cercano, in questa osservazione? Cosa gli interessa? Vogliono sapere se da grandi si è ancora vivi, se gli occhi brillano, se le mani si muovono con passione, cercano i motivi che ci rendono accesi di desiderio, scrutano i nostri sogni, quelli che abbiamo realizzato e quelli che abbiamo ancora da realizzare. E spesso ((non sempre!)) trovano il nulla. Adulti spenti, delusi, confusi, disperati. Genitori che si attaccano a loro per medicare le loro frustrazioni, professori che si attaccano alla paga per non fuggire via a nascondersi, quando non applicano il loro sadismo, con le parole, perché gli schiaffi sono vietati da decenni. Loro cercano qualcuno che si prenda la responsabilità di quello che ha scelto e il rischio della lotta.

Sono difficili gli adolescenti, perché non si fanno abbindolare, sanno benissimo come state, se siete felici, se siete innamorati, se state solo trascinandovi stancamente nell'esistenza o state ancora in piedi, appassionati di qualunque cosa non sia solo soldi, sicurezza, risultati scolastici e sportivi. Loro ti guardano, almeno finché non si stancano di non vedere niente, niente per cui valga la pena vivere.

"Dottoressa io vivo solo per mio figlio" E questo è un bel guaio. Non vedete il cortocircuito? Se voi non vivete che per loro, loro non hanno scampo. Occorre che desideriate anche altrove. Lacan questo l'ha detto piuttosto bene. Hanno bisogno che la madre non sia tutta per loro, ma che abbia la spina attaccata altrove, così possono costruirsi un mito intorno al mistero del desiderio. Il punto è: dove hanno attaccata la spina i loro adulti? 


Quando ho conosciuto Virginio Baio, il mio maestro nella clinica, mi disse: "Ho conosciuto Antonio Di Ciaccia e lui non aveva la spina attaccata alla televisione, ma ce l'aveva attaccata alla psicoanalisi".

Le chiacchiere stanno a zero se la spina non è attaccata là dove si blatera. Le regole, le apparenze, i risultati non significano niente senza la passione.Virginio faceva l'esempio del bambino che passeggia col padre che gli parla di calcio, ma mentre ascolta, è attirato più da un uomo per  strada che suona i bonghi e percepisce che quell'uomo si sta divertendo. La corrente elettrica gira vorticosa nel suo corpo, i polpastrelli vibrano, la vita sgorga a fiotti in chi fa ciò che ama, scende per le strade, inonda i pavimenti. Il padre parla, ma la vita è altrove. Il bambino poi può anche fare finta di niente, l'adolescente meno. Ha necessità di trovare scampo allo scacco che gli si prospetta davanti. Non può e non vuole seguire ciecamente il dictat paterno, o materno, o familiare, ha bisogno di qualcosa che vibri nella carne e non solo a parole. E a volte mancano perfino quelle.

Gli adolescenti sono in difficoltà, hanno vissuto il covid, sono stati chiusi in casa, incollati ai computer, alla tv, ai telefonini. Ma soprattutto hanno visto il fallimento dell'umanità, il profitto che vince ancora, i paesi poveri lasciati indietro. Vedono i morti in mare, sanno e studiano anche il cambiamento climatico, ancora le guerre, ancora le disuguaglianze. L'umanità tutta, non solo gli adulti vicini, non ci fa una gran figura. Cominciano a capire che gli hanno preso il presente e forse anche il futuro. Poi sono colpevolizzati. Sono caricati di responsabilità: adesso sta a voi. Però, come siamo carini, gli lasciamo in eredità un pianeta inquinato, ingiusto e malato e gli si dice pure di trovare il modo di ripararlo, pulirlo, curarlo. 



Ma no tutto questo non c'entra niente. Che dici Annalisa, non vedi come sono superficiali, egoisti, stanchi, fancazzisti? No, vedo madri che si gonfiano le tette, che si vestono come le loro nipoti, padri assenti, bambini, distratti, distrutti dal lavoro, dai capi, dalla rassegnazione, dalla noia. Oppure troppo presenti, paurosi, appiccicosi, controllanti, iperpossessivi. Vedo gente che si separa e non si manda nemmeno una pesca in regalo. Ma che sei contro il divorzio? Ma certo che no. Sia benedetto il divorzio, l'aborto, l'eutanasia. Il punto è un altro, questi quindicenni vedono genitori che cercano disperatamente una vendetta, un'avventura, una consolazione. Vagano da una donna all'altra o da un uomo all'altro, cercando una quadra che non troveranno mai. Sono soli, anche se sono in compagnia, e giocano a fare loro i ragazzi. E i ragazzi trovano il posto occupato, se i genitori fanno gli adolescenti, a loro non rimangono che due possibilità: alzare la posta del rischio e fare peggio oppure rinunciare, spesso ancora prima di cominciare.

Non a caso spesso chiamano i figli nani, in effetti non sono più bambini, ma adulti in miniatura, chiamati a ubbidire alle aspettative e a fare coppia con uno dei genitori. "L'unico uomo della mia vita". "L'unico amore della mia vita!" Non c'è differenza tra bambini e adulti, loro sono solo più bassi. 

Ma no tutto questo non c'entra niente. Ok, però una volta un bambino piccolo vide una signora attempata tutta rifatta e truccata vistosamente e disse: guarda, papà, la maschera!

Ecco le maschere non sono abbastanza, non pulsano e loro se non trovano altro si deprimono si arrendono si isolano e si richiudono. Dategli un volto, un'espressione, un esempio voi di come non ci si scoraggia, non ci si perde, non ci si rassegna. Va bene divorziate pure, va bene rifatevi pure le labbra come canotti, identificatevi alla vostra automobile, ma almeno un briciolo di amore, desiderio, divertimento dovete prendervi la briga di mantenerlo, perché loro ci osservano, ci analizzano e poi valutano, soprattutto se siamo ancora vivi o facciamo solo finta di esserlo, poi se ci comportiamo davvero come esseri umani o come principi e principesse.




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