Non saranno le telecamere a salvarci.
Le macchine servono, noi serviamo, come prima, più di prima. E la vita eterna
non consola, tanti sbranerebbero anche se stessi pur di gustarne il sapore,
gustare un sapore. E allora che si fa? Già va meglio, parliamo, ci avviciniamo.
Abbiamo una causa comune (la terra), non occorre che ci rapiscano i marziani. I
marziani ci hanno già rapito. Non dobbiamo sacrificare niente perché più nulla
è sacro. Basta andare ai funerali oltre che ai matrimoni per accorgersi che la difesa
dei nostri valori coincide con il pandoro e la manutenzione della caldaia.
Cos'è un pianeta? La rivoluzione verde nasce prima della Milano da bere
(origine di tanta bruttezza contemporanea compresa la ''poetica'' di Sfera etc,
per cui noi 'adulti' dovremmo solo chiedere scusa ai ragazzini...).
Ho letto che i 18enni leggono Freud.
Alla faccia, io leggevo ancora Rimbaud alla loro età. Sanno che non hanno
troppo tempo, devono avere la lucidità. C'è tanto da fare. La rivoluzione verde
è in atto da tanto. Piano piano ci staremo tutti.
L’interpretazione
dei sogni[1] è il
libro più acquistato con il bonus cultura ma se il dato in sé ancora non
risuonasse, troviamo un altro testo, sempre del vecchio Freud, al sesto posto: Ossessioni, fobie e paranoia.
La spiegazione è questa. Orfani di
Dio, delusi dalla scienza, schiavi del capitalismo, duro a morire. Mentre
sempre è più chiaro che o muore lui o muore la specie umana, la vita sulla
terra. O noi o lui. Visto che, come ci avvisava già Marx, il capitalismo avrà
bisogno di sempre nuovi schiavi.
Orfani di Dio, delusi dalle feste.
Anche se siamo più sottomessi ai riti delle feste che 20 anni fa. Felafel e
torroni. Aperitivi e apericene. Famiglia amici regali messaggi massaggi messe e
assaggi, massaie e massai che salvano i riti, che comunque devono essere.
Quello che è permesso è obbligatorio, quotidiano, simile.
Da quando Dio è messo in discussione,
siamo orfani di vari riti collettivi, ma i riti si moltiplicano. Festeggiamo le
feste dell’est e quelle dell’ovest, feste che hanno felafel invece del
panettone, ma poi c’è sempre questo panettone, anzi arriva sempre prima, se
n’era accorto anche mio figlio e aveva cinque anni nemmeno. “Mamma, ma Natale
arriva sempre prima?”, La commessa del supermercato ha sorriso: “Hai ragione”.
Ogni giorno siamo immersi in riti
collettivi e individuali che ottemperiamo sempre più meccanici. Ogni giorno
siamo a conoscenza di un numero di compleanni molto più consistente del
passato. Ogni giorno sappiamo se una donna è morta, se una catastrofe ha
colpito quante persone. “Ci vogliono paurosi come un leghista e fatalisti come
uno del PD”, questa battuta è di Natalino Balasso, comico dotato. Ogni giorno
abbiamo necessità di seguire un certo numero di attività di ordine più o meno
rituale, spesso obbligatoria.
La messa, la partita, le cene di
classe e i compleanni dei bambini. Le recite. Il doposcuola. Attività creative
e sportive. E organizzare e reggere anche tu la sua vita sociale, ammesso che
sia capace lui. Forse fino a quando non si ha un figlio non si percepisce fino
in fondo fino a che punto siamo arrivati. O si diventa più sensibili, anche più
vulnerabili. A volte, spesso, succede che ci si stupisca come vecchie befane se
si sente la tecno ai compleanni dei bambini. Il problema sarebbe anche il tipo
di tecno che arriva agli asili nido, se non fosse il volume.
Eppure tutti sanno che le membrane
nelle orecchie dei bambini sono più delicate. Ai compleanni organizzati, invece
che dalle maestre, dai genitori, gli animatori di solito strillano più dei
bambini. Non si capisce, la scienza è l’unica direzione riconosciuta, ma non la
si segue quasi mai.
La sofferenza psichica, dice Lacan nel
Seminario XVII, è un problema di entropia. All’essere umano piace soffrire per
questo cadiamo come mosche sulla carta moschicida della trappola consumistica,
in cui non facciamo altro che affannarci per ottemperare a una ritologia di
tarantelle incrociate, e dopo ci ritroviamo con kili e colesterolo in più ma
soldi e dignità in meno.
Cosa ci spinge? L’entropia, innata
scontata voglia di soffrire, ma anche l’ubbidienza nevrotica e l’assorbimento
psicotico al carnet di impegni. Allora la famiglia, allora gli amici, vedersi
per forza, talmente stanchi che l’elenco dei regali sembra una lista della
spesa del capo e l’elenco dei brindisi indispensabili fiumi di bollicine
gastricamente temibili si perde nella fiducia: addà passà à nuttata. E, se ci
sono dei bambini, ancora di più teniamo insieme l’albero maestro dei riti
tradizionali, che poi, spesso di tradizionale non hanno nemmeno più il colore.
Perché ci affanniamo per tenere insieme un mondo che è già andato in frantumi?
Non siamo tutti insensibili e da
genitori ci rendiamo conto che hanno anche i giovani necessità di un quadro
svedese per salire verso l’alto, sognare, desiderare… ci rendiamo conto allora
di come religione e macrobiotica si siano mescolati e come i gruppi
d’identificazione e consumo contemporanei mal supportano la caduta delle stelle
filanti e degli ardori dei presepi, così per paura di sbagliare, spesso
ubbidiamo a tutto.
La scazzottata, in Lacan, come dice
Antonio Di Ciaccia è tra significante e godimento.
Vogliamo salvare i bambini che abbiamo
procreato, salvarli dal mattatoio su cui abbiamo sorvolato per anni. Al 1994 risale
la discesa in campo di Berlusconi che per un ventennio ha accresciuto e
stabilizzato il consumismo pittoresco degli anni ’80. La tivvù delle veline non
faceva mistero di protendere per il godimento. Il mattatoio non è nato ieri,
c’è sempre stato, ma la ferocia della Milano da bere, lo schiacciatoio
godereccio del denaro e della firma l’ha riportato alla popolarità di Luigi
XVI.
In analisi c’è una diminuizione di
godimento ad opera della parola. Non è quello che si ha comprando delle Adidas
a 170 euro. Ci sono sempre più oggetti sputati dal capitalismo per tappare la
nostra mancanza. Che l’angoscia taccia, che il desiderio abbassi lo sguardo, a
testa bassa.
Non c’è spazio per i perdenti, i
nevrotici che rimandano e le isteriche che fuggono e si nascondono. Un pieno
curvarsi alla lista dell’Altro, anche, purtroppo quando non ci si curva.
E i diciottenni soffrono, ma leggono 1984 (al 3° posto), leggono Il fu Mattia Pascal, La coscienza di Zeno, leggono Freud (vabbè
c’è anche Fabio Volo al 9° posto, pazienza). Vogliono uscirne. La trappola nel
XXI secolo è il sintomo, la cattura psicotica del soggetto da parte dell’Altro,
o l’insufficienza nevrotica nel sacrificarsi all’Altro, emarginata e additata;
sofferenze di cui beneficiano i veri perversi, tutto a spese dell’altro. La
decifrazione dell’inconscio arriva fino al reale, che è, nell’ultimo Lacan, in
definitiva, il sintomo, la sua parte indecifrabile e irrefrenabile. E lì, al di
là della castrazione e dell’attraversamento del fantasma, c’è il nocciolo duro,
effetto anch’esso del significante, sebbene non significantizzabile. Ecco l’Uno-tutto-solo che è anche il titolo del
Seminario di Miller del 2011, pubblicato in Italia con Di Ciaccia.[2]
Un significante unico, non
ulteriormente articolabile che inchioda il soggetto a un godimento sordo del
corpo-tutto-solo col significante Uno. Freud li chiamava residui sintomatici
che lo interrogavano sulla terminabilità dell’analisi.
Ci si può chiedere che senso abbia la
psicoanalisi se poi il corpo se ne resta solo schiavo di un godimento
autistico, effetto di un insignificante significante. Ci si può chiedere che
senso abbia puntare a un metodo che si sa, rapido ed efficace nei sintomi, è
molto lungo per la sua conclusione, quando l’umanità ha meno di due decenni per
fare inversione di marcia ed evitare ulteriori disastri ecologici.
Ce lo si può chiedere, ma solo un
attimo, perché la festa continua, nella processione verso il precipizio, e
sopravvivere alla festa è possibile, ma non senza interrogarsi, come ci
mostrano acuti i nostri fantastici diciottenni. Non saranno tutti, ma quelli
che sono svegli sanno dove andare a cercare, nel significato dei nostri sogni e
nei segreti che sbloccano ossessioni, fobie e paranoie. E non nell’intelligenza
emotiva di moda o nella psicoanalisi di maniera propinata in tivvù, ma vanno a
Freud.
La partita è col godimento, sempre
dell’Altro, foss’anche il corpo. Per venirne fuori non aspettano gli alieni,
hanno ben compreso che il loro più grande ostacolo è in se stessi, un qualcosa
di interno ed esterno al tempo stesso, il nostro significante padrone, che non
ci abbandonerà. Un angelo custode al contrario, che si tratta di trattare. Per
cambiare, festeggiando.
[1] https://www.sololibri.net/bonus-cultura-10-libri-cd-piu-acquistati.html
[2]
Astrolabio, Roma, 2018.

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