La terra, casa nostra,
quella in cui alcuni hanno, e altri sognano, bambini; perché le bambole sono
sempre necessarie, quasi come dormite.
L’evaporazione del padre è sotto gli occhi di tutti, oggi.
In un certo senso, Freud se lo augurava. Un giorno, quando i costumi
sessuali saranno più liberi, le sofferenze nevrotiche avranno fine.
Ma così non è stato. Il piacere ha svelato l’altra faccia. La pulsione di
morte.
Fa parte del piacere che esso finisca, il resto è plus-godere.
La censura, il super-io, il sintomo, sono indispensabili all’uomo.
Gli oggetti-gadget del capitalismo, lento a morire, non fanno che aumentare
il plus-valore e il plus-godere. Godimento, pubblicizzato, variegato.
Eppure si continua a soffrire per amore. E per il godimento insufficiente o
strabordante.
La perversione, dice Lacan, non inventa niente di nuovo sull’amore[1]. Il godimento dell’oggetto,
o dell’altro come oggetto, non arrivano a fare un rapporto sessuale. L’unica
cosa che supplisce all’assenza di rapporto sessuale è l’amore.
Il godimento non è segno dell’amore. Questo viene ripetuto come un mantra
in tutto il Seminario XX. Ancora.
Ma se l’anima, il soggetto implora l’amore, la legge dice Godi e gli strumenti non mancano.
40 anni fa, Lacan parlava de “il trionfo della religione”[2], e così è stato. Il credo
del godimento è così diffuso e convive beatamente, come ha sempre fatto, con
altre religioni.
Ma il godimento, tutto reale, non può tenere insieme i tre anelli,
immaginario, simbolico e reale. Al di là di una posizione nevrotica o psicotica,
se non si è perversi, occorre un quarto anello per tenere insieme anche gli
altri.
La legge del padre evapora perché i padri non sono padri, il loro
intervento è nullo, o annullato dalla madre, o è a tempo.
Il loro esempio, comunque fallimentare, è diventato diafano, ha ben poca
presa sul reale, là dove i significanti non significano e l’immaginario non immagina
più. Il no-men's land, il corpo, il godimento, la morte.
C’è troppo sole, il reale è insopportabile, e i padri, sbiaditi, non sono
argini. Non gli è permesso o non s’interessano di fare della madre la loro
donna, oggetto anche di godimento e d’amore. Questo è un padre degno, per
Lacan, anche un padre che se la trombi la madre, e che metta un limite al suo
essere madre-coccodrillo, che l’aiuti a ricordarsi di essere anche una donna.
Il fallo sempre più svuotato di significato, è anche lui duro a morire.
Sbiadito come fallo simbolico, impera nell’immaginario.
“L’esperienza lo prova
– più non significa nulla, più il significante è indistruttibile.”[3]
Siamo liberi. Ma non sappiamo che farcene di tutta questa libertà, mentre
altri hanno le idee chiare. Alcuni puntano verso il godimento, il reale.
Non si può sprofondare in nessuno dei tre anelli, forse solo il reale ha un
limite. E ci arriveremo tutti. ‘A livella.
E intanto i mascalzoni depredano il pianeta,
accumulando plus-valore e plus-godere, sacrificando bambini, donne, uomini,
animali.
Anche l’odio può essere prezioso.
Attento a chi ami, ma anche a chi odi.
Come dice Lacan, la verità sull'iniziazione è che non c'è iniziazione.
Ma questo non ci toglie dal doverla rifare tutti i giorni.
Ma questo non ci toglie dal doverla rifare tutti i giorni.
Per questioni di gestione del godimento.
Perché il reale non ha senso. Se ne ha uno è nel sinthomo[4].
Il sinthomo è proprio diverso dal sintomo, il sintomo è soggettivo, il
sinthomo unico; il sintomo è subito, il sinthomo, cavalcato, il sintomo è
schiavo del fantasma (scheda programmatica con cui si spera di recuperare il godimento
perduto), il sinthomo è zattera sul non-senso del reale.
Anche il sinthomo va limitato, e l’unico modo è con l’equivoco[5], il gioco di linguaggio, il
motto di spirito, l’ironia, compresa l’autoironia, insomma, in mancanza di
meglio, anche cinico sarcasmo o una semplice freddura.
Ecco questo potrebbe essere un rito quotidiano accettabile, visto che siamo
in qualche modo socialmente condannati a ripetere quel rito che ci rende
adulti, in un passaggio che si rinnova giornalmente, mentre in una tribù
primitiva durava un pomeriggio: mattino bambino, sera adulto.
Dacci oggi il nostro riso quotidiano!
PS: Presto si voterà in
Italia.
Io sono stata circa
otto anni senza votare, poi sono tornata. Mio padre mi diceva di scegliere la
persona, che quella contava, non i partiti. Credo che gli darò retta.
(I partiti sono
istituzioni e le istituzioni funzionano che i più prepotenti vanno solitamente
ai vertici)
[1] J.
Lacan, Il seminario. Libro XX. Ancora, 1972-73; Einaudi, Torino, 2011.
[3] Lacan, Il seminario. Libro III. Le psicosi 1955-56;
Einaudi, Torino, 2010, p. 203
[4] J. Lacan,
Il seminario. Libro XXIII, Il sinthomo, 1975-76, Astrolabio, Roma, 2006,
p. 112.
[5] J.
Lacan. Il seminario. Libro XXIII,
cit., p. 16.

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