Il rito quotidiano e i 4 anelli
Le cose sono molto cambiate dal tempo di Freud, dal punto di vista del
padre, del super-io, della gestione morale e sociale del godimento.
Ma, in parte è vero anche che, come nel Gattopardo: “tutto deve cambiare,
perché tutto rimanga com’era.”
Sigmund Freud aveva avuto il coraggio, a fine ‘800, d’indagare il campo del
godimento e dell’amore, scoprendo che gli uomini potevano ammalarsi e, pur di
godere di quel godimento che la morale gli impediva, erano disposti a spostare
quello stesso godimento sul sintomo.
Forse un giorno quando la società sarà meno ipocrita, alcune sofferenze
nevrotiche non avranno ragione di esistere. S’era detto, Freud.
Eppure non basta che la censura sia esterna perché essa sia inattiva.
Lacan scopre, in realtà, come il super-io, cioè il sintomo, sia indispensabile
all’uomo. Diventa insopportabile, per certi
In una realtà in cui gli omosessuali possono sposarsi, le donne sono,
teoricamente e legalmente, libere sessualmente, come gli uomini, in cui
l’accesso al rapporto sessuale è pochissimo regolamentato, anzi pubblicizzato,
variegato, variamente accettato, si continua a soffrire per amore e si continua
a godere a metà, o comunque in modo spesso insoddisfacente. I sintomi nevrotici
forse effettivamente sono diminuiti, ma solo, spesso, per essersi spostati su
modelli perversi largamente favoriti dall’immaginario comune. O è troppo. Diventa
insopportabile, per certi. O è poco o è troppo….
E, contemporaneamente, c’è chi investe la religione come timone, religioni
classiche, o dell’altra parte del mondo. Anche pseudoreligioni, micromissioni,
pluricrociate, che siano vegetariani, o vegani, antivax, o no tox. Assistiamo a
quello che Lacan aveva preventivato quasi quarant’anni fa: “il trionfo della
religione”.
Se vogliamo parlare di responsabilità etica, Lacan ci dà una grossa mano
per non perderci. Sì perché il punto è quello; al di là di una posizione
nevrotica, psicotica o perversa, rimane che per stare bene, non ci si può
perdere. Qualcosa che, se non lo è, somiglia all’anima. Lacan lo chiama lo
spazio soggettivo e ne delinea i confini pluridimensionali con gli anelli del
simbolico, dell’immaginario e, ahinoi, del reale.
Il punto non era esattamente la legge del padre, ma la tenuta dei tre anelli,
con un quarto.
Ecco la struttura quadripartitica che apre a fisarmonica uno spazio
immaginario, agganciato al simbolico, e che tenga, per quel che è possibile,
anche il rapporto col reale, là dove i significanti non arrivano e neppure i
giochi animaleschi della tenuta immaginaria. Il corpo, il godimento, la morte.
C’è un troppo di reale che non possiamo sopportare, quello è il limite
della follia.
Quando, per qualche motivo, ma anche per stanchezza, la costruzione non tiene
più, o anche solo s’inceppa, ma anche normalmente, si tratta di qualcosa che,
se ha un senso, ha un senso che, solo con la topologia, si può raccontare.
Già, come se fosse possibile.
Allora perché ti ostini a parlare,
anzi peggio, a scrivere?
Scrivo perché non so cantare
Dipingo perché non so suonare.
Comunque, esempi a parte, il troppo di reale è insopportabile. L’incontro
che ti fa godere troppo è insopportabile, ci sono certe posizioni lavorative o
sociali insopportabili. Abbiamo bisogno che il congegno giri sul pelo
dell’acqua per non affogare nella gelatina del godimento.
In mancanza di una legge, che oggi è più sfaccettata della punta di un
brillante, frantumata come cornflakes calpestati, siamo liberi.
Ma non sappiamo che farcene di tutta questa libertà, mentre altri hanno le
idee chiare. Alcuni di questi, tanti, puntano la prua verso il godimento, il
reale.
Sbattendoci la testa contro, un numero variabile di volte, alcuni
aggiustano il tiro. Altri cavalcano l’onda, vittime o carnefici.
Non si può sprofondare in nessuno dei tre anelli, ovviamente. Anche perché
non c’è alcun fondo a cui arrivare, ci si può perdere, questo sì. Anche se,
ognuno a modo suo. Non c’è nessun porto in fondo a nulla, forse solo il reale
ha un limite. E sappiamo tutti qual è. Del resto: la catena significante può
essere infinita, l’immaginario è pura lotta a morte. Senza ossigeno.
Come dice Arianna Gabrielli sull’amore. Bisogna che ognuno degli anelli
giri. Nell’amore. Ha ragione.
E lo spazio soggettivo non può essere calpestato, nemmeno dall’amore.
E’ vero anche che qualcuno lo trova nell’amore.
Ma esiste l'Altro, che non mi fa parlare come vorrei
io.
Già ma chi sono io?
Come dice Lacan, la verità sull'iniziazione è che non c'è iniziazione.
Ma questo non ci toglie dal doverla rifare tutti i giorni.
Già ma chi sono io?
Come dice Lacan, la verità sull'iniziazione è che non c'è iniziazione.
Ma questo non ci toglie dal doverla rifare tutti i giorni.
DACCI OGGI IL NOSTRO RITO QUOTIDIANO
Il padre è necessario, ma a livello di struttura, la funzione del padre può essere plurima, Lacan, felicemente, la chiama: i Nomi-del-Padre.
Avevo scritto, che mette d'accordo tutti, volendolo.
Sì io
credo che come dicevano i romani: dividi et impera. Lgbt contro casalinghe
perbene, ma antiabortiste etc. Le stesse fondamentali origini: della classe
lavoratrice o aspirante tale. Persone che non fanno parte dell’élite che muove
il mondo di nuovo, come sempre, messi gli uni contro gli altri, poi, perché?
Per questioni di gestione del godimento.
E
intanto i mascalzoni incalzano arrivano dappertutto e la loro sete di guadagno
non si placa mai e sta depredando il pianeta.
La
terra, casa nostra, quella in cui alcuni hanno e altri sognano bambini, perché
le bambole sono sempre necessarie, quasi come dormite.
Nella
stessa terra dove altri, quelli che la depredano, sacrificano in vario modo
bambini. Ho letto che Nicole Kidman ha detto che Kubrick le aveva spiegato che,
nelle società segrete che ci governano, sono tutti pedofili. E certo, se non si
fanno scrupolo di ammazzarli o di lasciarli morire, perché mai dovrebbero farsi
scrupolo a usarli sessualmente?
Eppure
ce ne stupiamo, come a fine ‘800, anzi molto di più.
Ecco
che noi intanto continuiamo a odiarci tra di noi. E non vediamo come ci
manipolano.
Sì,
anch’io mi perdo. E a volte odio, quando e dove non serve. Ma l’odio, per noi
inguaribili pazzi dell’amore, è un bene raro e prezioso, quindi deve essere sprecato
poco o niente per combattere falsi obiettivi e perdere così ogni partita.
(10.07.2017)
(la foto è di un'installazione "L'albero delle cose e delle parole", con Rakele Tombini)

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