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per mio padre

Mio padre parlava di riciclo, anzi non ne parlava, lo praticava. Mio padre parlava di liberalizzazione delle droghe e non si drogava. Mio padre diceva cose originali, ma non farneticava. E' stato difficile scoprire i suoi difetti. Accorgersi degli effetti che il suo troppo amore aveva sulla sua unica figlia, troppo desiderata, unica e femmina. Mio padre diceva cose che avrei aspettato anni prima di ascoltarle dai miei coetanei, sempre un po' indietro, spesso scontati. Ci ho messo anni per capire che il mio troppo amore mi congelava le gambe. Ma ora la tua voce, come mi manca. Ma ora, il tuo sorriso, come mi manca. E le battute, il tuo stile come mi manca. Ognuno ha il suo. Presente, assente, buono, cattivo. Il mio era onesto forse perfino troppo. Un po' incoerente, anticonformista, forse troppo. Ma sotto il pergolato della stazione ti ricordo condividere la gioia del tuo nipote con i tuoi nuovi amici, uomini dolci, come te. Finalmente meno preso dall'essere comunque speciale, finalmente ti godevi la compagnia e il sole. Dopo avere regalato ai cittadini la realtà di un sindaco onesto al di là degli schemi, impeccabile senza macchia e senza paura. Dopo avere regalato ai bambini la realtà di un adulto presente e dall'agire mai calcolato, sempre inventato.
Ora vorrei una tua parola, la tua parola speciale, quella che arriva con calma. Parla lentamente così diranno: chissà ora che starà per dire. Ma io che da te ho preso tutto, solo da poco imito la pazienza. Che le mie parole vanno come un fiume in piena una fontana senza rubinetto una catastrofe di pugni una cascata di carte scoperte. Nessun confronto, nessun arrivo, il tuo amore pudico e mimetico mi sosteneva anche quando mi sfottevi. Ah quanto sfottevi spesso con grazia a volte anche per abitudine.

Commenti

  1. Bellissimo e commovente, nell'epoca dell'evaporazione dei padri...Laura Porta

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