L'io è l'insieme dei pregiudizi dell'uomo, in un'analisi il soggetto arriverà oltre il muro dell'immaginario, ne scoprirà l'impalcatura di ferro all'interno del cemento armato. L'impalcatura simbolica delle sue identificazioni stratificate. L'ideale dell'io e l'io ideale, ad ogni successiva mossa dello strip immaginario che l'analisi impone. E sotto il vestito niente. Gli ultimi abiti saranno solo un paio di significanti, loro danno la lente con cui si guardava il mondo. Una moglie infedele che crede di avere i seni più belli della città, un ragazzo che corre contro il padre sulla macchina che il padre gli ha comprato, un manifestante che manifesta contro un sistema che lui si è inventato, costruito, plasmato. Un nemico invincibile, se non con il suicidio, che dice Lacan è non volerne sapere. Perché fa così paura? Perché il reale è così senza senso senza pietà senza argini come nessun incubo può descrivere essendo già l'incubo protezi...
di Annalisa Piergallini. Freud, Lacan, la psicoanalisi se etica, il pacifismo comunitario.